A chi piace la poesia?

A chi piace la poesia?
La domanda è anche il verso iniziale di una poesia di Wislawa Szymborska, poetessa polacca della quale fino a due anni fa non conoscevo nulla e per la quale ho provato una immediata passione,tanto che ho due sue raccolte qui, sul tavolino del pc, dalle quali attingo, di tanto in tanto, una boccata di bellezza, così come un alcoolizzato tiene la bottiglietta del cognac, o del bourbon,vicina, a portata di mano,pronta per un sorso veloce, all’occorrenza.
A chi piace la poesia?
A pochi, risponde Wislawa, ed ha ragione.
Secondo me la domanda è inadeguata: come dice la Szymborzka, anche la pasta in brodo piace, e accarezzare un cane, e averla vinta.
Proverò allora a fare e farmi un’altra domanda:
A cosa serve la poesia, qual è l’utilità della poesia?
Mi sono risposto da solo: non serve assolutamente a nulla, e non è di nessuna utilità. Proprio come non servono e non sono utili tante altre cose: l’arte, la letteratura, la bellezza, la musica: non servono a nulla, se non ad abbellire la vita, a riempirla di colore e di splendore, ad aiutarci a viverla.
Ho trovato nella rete una poesia di uno scrittore del quale nessuno parla più:
Paolo Volponi.
E poi vi faccio la domanda: a cosa serve la poesia?
Porgimi, amore
Porgimi, amore
il tuo ramo fiorito,
la menta mattutina
nel cui cespo chiaro
ai venti incerti di Ottobre
ripara l’allodola ferita,
l’azzurro ginepro degli altipiani
prossimi alla marina.
O la tua pietra
in bilico sul fiume,
la perduta foglia di salice
sull’acqua,
l’alga tenebrosa
dove un pesce invisibile respira.
Amore, amore,
porgimi del tuo albero
il frutto più alto
così la tua uva nascosta
e il piccolo orto
dal pettirosso fedele;
il tuo cavallino
dalla coda leggera,
la vipera che ti beve
il latte nel seno,
l’amoroso gallo
che ti sveglia
e la civetta compagna
alle tue notti di luna.
Porgimi, amore,
il tuo mutabile tempo giovanile,
l’immobile sole
e il quarto di luna
della tua esatta stagione.









